Et de la mer nous faison notre “usine a reve”

[photo C.Certoma’]

Published in may 2026 the enchanting book by Enrico Squarcina,(University of Milan  Bicocca) titled “Mare, terra e marinai” (Sea, Land, and Sailors) edited by Unicopli. Very happy to see it out with a preface of Stefano De Falco and afterwords by myself and Federico Fornaro.

From the book presentation: “Starting with a simple yet universal question—why does the sea attract us?—the author constructs a journey that explores the sea as a space “other” than land, analyzing its physical, symbolic, and cultural characteristics. This original essay overturns the traditional perspective: it is not the sea itself that is being described, but the profound, cultural, and emotional relationship between humans and the marine environment. An invitation to reflection that spans geography, philosophy, literature, and anthropology, questioning what it truly means to “experience the sea.””

You can read an excerpt of our afterwords titled “Et de la mer nous faison notre “usine a reve”” is available here:

“Ogni esperienza è situata, legata al corpo, alla storia e alla sensibilità di chi la vive. Il mare non è solo uno scenario, ma uno spazio che rimanda ciascuno a sé stesso in modo diverso. Proprio per questo, i suoi effetti—fisici, sensoriali ed emotivi—sono difficili da tradurre in termini generali e restano, almeno in parte, irriducibilmente personali. A dispetto della sua natura evocativa e malleabile alla metafora (che lo rende uno spazio affascinante per la filosofia, come racconta ad esempio Roberto Casati in Oceano) nell’esperienza pratica il mare richiede un contatto costante con la materia (sia quella degli elementi naturali che quella dei corpi), con l’azione che permette di svolgere le funzioni basilari e di entrare in sintonia con il flusso degli elementi naturali, e che annichilisce il pensiero astratto – il pensiero su altro che non sia questa connessione, sia pure semplicemente per stabilizzare l’organismo al movimento costante della barca. Il pensiero diventa il pensiero del mare, del come entrare in relazione materiale con esso. Nell’esperienza quotidiana, la barca diventa un’entità quasi animale, capace di mediare il rapporto con un ambiente inospitale per la vita umana. La barca è così un agente “più-che-umano”: un condensato di conoscenze tecniche e materiali, attraverso il quale il mare viene interpretato, tradotto e vissuto.  Come un animale si muove sotto l’azione combinata di vento e onde creando una simbiosi tra chi naviga e il mare. La barca funziona come estensione corporea del mare, rendendo possibile vivere e interpretare il mare come un sistema relazionale complesso, in cui agenti umani, materiali e naturali agiscono in interdipendenza.” (Chiara Certomà and Federico Fornaro)

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